IL BASKET NON E' UN GIOCO

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Necessario distinguo...



Gioco: Qualsiasi esercizio, singolo o collettivo, cui si dedichino bambini o adulti per passatempo o svago o per ritemprare le energie fisiche e spirituali: giochi all'aperto, infantili, di società.

Sport: Attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e insieme psichiche, e il complesso degli esercizi e delle manifestazioni, soprattutto agonistiche, in cui tale attività si realizza, praticati nel rispetto di regole codificate, per spirito competitivo differenziandosi, così, dal gioco in senso stretto.

Così come nessuno è obbligato a frequentare le scuole superiori così nessuno è obbligato a continuare nell’attività sportiva (ammesso che ne abbia intrapresa una qualsivoglia) dopo i 14 anni, età in cui si passa dal gioco allo sport.

Nel momento si decide di passare allo “Sport” in senso più stretto, occorre si faccia chiarezza su alcuni aspetti di questo salto di qualità.

Da qui in poi il condizionale sarebbe d’obbligo, ma, per semplicità, userò l’indicativo presente.

Innanzitutto non esiste l’allenatore il senso stretto, bensì il formatore che usa lo strumento che meglio conosce, nel nostro caso il basket, per trasmettere alcuni valori formativi che così sintetizzo:

 

Rapporto con gli altri

Spirito di squadra (senso di appartenenza)

Rispetto dell’altro (compagni-avversari-arbitri-allenatore)

Lealtà

Affermazione del merito

Competizione

 

Per esempio la pratica di uno sport mostra come il successo (sportivo e non) si costruisca lentamente e richieda tantissimo impegno, dedizione e passione.

L'affermazione nella pratica sportiva potrebbe diventare un'ottima metafora per l'esaltazione del merito, un valore molto discusso ma poco praticato nel nostro Paese.

Chiunque pratichi uno sport, specialmente se è uno sport di squadra, impara a stare in un gruppo, a decifrare e condividere le regole che caratterizzano questo gruppo.

Chi pratica uno sport sa bene che il rispetto prima che agli avversari va riconosciuto ai propri compagni di squadra e a quanti - all'interno della propria associazione sportiva permettono la realizzazione della stessa. L'associazionismo sportivo e il volontariato che lo anima è spesso dimenticato dagli stessi praticanti e dalle loro famiglie. Puntualità agli appuntamenti, impegno negli allenamenti e nelle competizioni, decoro nell'abbigliamento e riconoscibilità dell'appartenenza (indossare la divisa della società ecc.) sono tutti segnali del rispetto che si ha nei confronti di se stessi e dei propri compagni.

E’ quanto mai opportuno far riflettere gli atleti su come il successo sportivo mai (o quasi mai) sia casuale; seppure richieda varie componenti fra cui una dose di fortuna è comunque attribuibile soprattutto a impegno, passione, determinazione, ostinazione, spirito di sopportazione, rinunce, capacità di reggere delusioni, sconfitte, infortuni.

Riconoscere la giustezza della sconfitta, il valore dell'avversario, così come l'opportunità d'impiegare altri compagni di squadra al proprio posto è pratica di lealtà. Imparare a sopportare i costi di un'esclusione, così come a per una volta premia diversamente. L'accettazione dell'una come dell'altra eventualità è un'ottima maestra di vita, perché anche nella vita capita l'imponderabile, il ribaltamento della situazione, metaforicamente potremmo dire il gol all'ultimo minuto.

L'educazione al risultato è uno dei grandi valori dello sport. La vittoria non va concepita come sopraffazione, bensì come raggiungimento di un obiettivo che richiede impegno, sacrificio, passione, determinazione.

L’organizzazione del proprio tempo decidendo quali sono le priorità è parte integrante del processo di autonomia del ragazzo che deve anche comprendere il senso della rinuncia e del sacrificio.

(due ore di studio, tre di pc, due di playstation, tre di sky sport, il tutto condito da rapide incursioni su facebook e whatsapp lasciano poco tempo per altre attività)

Questo è ciò in cui credo, senza se e senza ma.

Ad ogni inizio d’anno sportivo so per certo che commetterò tanti errori; tecnici, di valutazione, di rapporti, di comunicazione, ma sono altresì certo della mia assoluta buona fede. E credo questo valga, per lo più, per i moltissimi allenatori e/o formatori conosciuti in tanti anni.

Questa è solo una faccia della medaglia, però.

Una parte fondamentale di questo percorso sono altresì i genitori, senza la cui collaborazione difficilmente possiamo giungere a destinazione; senza la cui condivisione tutto diventa molto difficile se non impossibile.

Siamo sicuri di parlare lo stesso linguaggio? Siamo sicuri di riconoscerci in questi valori? Siamo sicuri di voler affrontare i sacrifici, le rinunce, le difficoltà di questo percorso?

Nessuno ci obbliga, ci costringe. Nessuna coercizione, nessuna certezza, nessuna garanzia di risultato.

Esistono comunque le alternative, non preoccupiamoci. Si può affittare il campo da tennis ed un maestro; si può andare a sciare: skipass e lezioni sulle piste; piscina e palestra; le possibilità di praticare attività fisica sono pressoché infinite.

Per non parlare di come la scuola italiana abbia nell’educazione fisica una sua priorità. Basta chiedere ad un insegnante di greco e latino l’importanza di tale materia (infatti insegna a tradurre il motto latino “mens sana in corpore sano” e le cronache, in greco, delle antiche olimpiadi di Pindaro e Bachillide)

E poi ci sono i molteplici altri impegni a cui possono dedicarsi i nostri figli: corsi d’inglese, chitarra, ballo sudamericano, scoutismo, maglia e cucito ed ovviamente calcetto.

Questo è ciò su cui dovremmo riflettere, cari genitori.

E scegliere.

Buon anno e buon basket a tutti.

Ps: brevissima storiella.

Una mamma rondine aveva diversi piccoli nel nido a cui cercava d’insegnare a volare.

Uno in particolare era molto timoroso e non ne voleva sapere di provare a lasciare quel luogo così caldo ed accogliente.

L’inverno stava sopraggiungendo e la mamma rondine spinse con forza il ritroso uccellino fuori dal nido.

Lo sventurato cadde al suolo, ma atterrò sopra una cacca di mucca.

Passava di lì una volpe che propose all’uccellino di aiutarlo a venirne fuori.

L’uccellino ne fu molto contento e la volpe poté con grande sazio papparsi il tenero rondinino.

Morale della favola: “non tutti quelli che vogliono toglierti dalla merda lo fanno per il tuo bene”

Scritto da chico, Lunedi 16 Gennaio 2017 - 14:45 (letto  891 volte)
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